“Potente, melodico, emotivo e con una nuova energia. Siamo cresciuti negli anni, come musicisti e come persone, e Metalmorphosis cattura l’essenza dei Masterplan di oggi...” Sono proprio queste le parole con cui la celebre power metal band teutonica presenta il nuovo e settimo album in uscita il 26 giugno 2026.
Amburgo, anno 2001. Roland Grapow e Uli Kusch sono appena usciti dagli Helloween e la loro idea è mettere insieme una band di musicisti professionisti – Masterplan – capace di modellare gli stilemi del power metal del nuovo millennio. Il debutto discografico, l’omonimo Masterplan (2003), si compone di undici tracce che sono opera di Grapow (chitarra, basso) e Kusch (batteria), i quali si spartiscono anche il ruolo di tastieristi, assegnano a Jørn Lande il microfono e condividono con Andy Sneap la produzione. L’album viene accolto con entusiasmo e l’anno successivo si guadagna l’ambito European Border Breakers Award. Aeronautics fa seguito nel 2005 confermando la fama della band teutonica ma, durante la composizione del terzo capitolo, Lande abbandona. Poi la notizia clamorosa del 4 ottobre 2026: Uli Kusch lascia la band senza troppe spiegazioni.
I Masterplan, tuttavia, continuano la loro corsa ed il 26 febbraio 2007 si presentano con MKII,
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l’album della lineup rinnovata: Grapow (chitarra), niente di meno che Mike Terrana alla batteria, Mike DiMeo (in arrivo dai Riot) voce, oltre a Jan S. Eckert al basso e Axel Mackenrott alle tastiere. Nel successivo Time To Be King (2010) Jørn Lande riprende il microfono da DiMeo in squadra ma, nel corso del tour, qualcosa prende a non funzionare all’interno della band: risultato? Eckert (basso), Terrana (batteria) e di nuovo Lande (voce) abbandonano.
Novum Initium (2013) rappresenta il nuovo corso della band sin dal titolo ed ora accanto a Grapow ci sono Rick Altzi (voce), Jari Kainulainen (basso), Martin Skaroupa (batteria) ed Axel Mackenrott (tastiere); segue PumpKings (2017), una raccolta di brani re-interpretati, scritti da Grapow all’epoca degli Helloween, e che saluta l’ingresso di Kevin Kott dietro ai tamburi.
Ora è la volta di Metalmorphosis, il settimo capitolo dei Masterplan in uscita il 26 giugno 2026 su Frontiers Music Records, e per Kevin Kott si tratta del primo album di inediti registrati con la power metal band teutonica.
Masterplan 2026: Roland Grapow (chitarra) – Rick Altzi (voce), Jari Kainulainen (basso), Kevin Kott (batteria) – Axel Mackenrott (tastiere)
Ciao Kevin, cominciamo parlando subito di Metalmorphosis, il settimo album firmato Masterplan; dieci brani che sono il florilegio della potenza e dell’energia metal della band, miscelati, come ha detto Grapow, a un’attitudine nuova: sei d’accordo? Riff, potenza e anche certe melodie, forgiano il tessuto metal tipico della band, ma in questo caso si tratta di un album più aggressivo, più diretto, in qualche modo direi anche più brutale. E’ un percorso che Roland ha cercato di sviluppare negli anni e che ritengo sia ben evidente già da Pumpkins (2017). Tornando alla domanda, sì sono d’accordo con lui.
Come singolo di presentazione avete scelto Chase The Light, con la sua imponente intro orchestrata in cui è proprio la batteria a mettersi sotto i riflettori: ci dici com’è nato il brano? Credo che sia tra i migliori pezzi che Roland [Grapow] abbia scritto per questo album. L’intro è davvero epica, quasi cinematografica, e in generale la struttura del pezzo è grandiosa. Mentre ascoltavamo in studio, a un certo punto Roland mi ha detto: “qui dentro mi piacerebbe un assolo, magari col rullante...” Non mi era parsa una grande idea: l’intro, con il suo crescendo era già fantastica così, ma mi sono lasciato convincere ed il risultato è quello che ascolti sul disco. Fantastico!
Con la sua intro di tastiere, Through The Storm si addentra per certi versi nei territori del prog: sei d’accordo? Mi piace questa domanda, anche perché io sono un batterista parecchio orientato al prog. Sì, sono decisamente d’accordo.
Metalmorphosis è il primo album di brani originali che hai registrato con i Masterplan. Come avete organizzato le registrazioni? Ciascuno di noi ha messo giù le proprie idee in maniera autonoma, poi ci siamo ritrovati e, lavorando in squadra, abbiamo capito quali fossero le più adeguate al disco e abbiamo preso a svilupparle fino ad arrivare alla precisa struttura di ogni pezzo. Dopodiché siamo partiti con le registrazioni. E’ stato un processo naturale e stimolante.
Quindi, in studio è filato tutto liscio, nessuna difficoltà? Beh... sì. Per quanto mi riguarda, Shadow Man e anche Metalmorphosis sono stati piuttosto impegnativi per via dei cambi di tempo repentini, ma devo dire che alla fine ne sono venuto fuori bene.
Se tu dovessi citare il brano che più ti convince? In realtà sono due: Chase The Light, decisamente potente e proggy, fotografa al meglio il sound della band, e Metalmorphosis, un pezzo per me davvero speciale ed estremamente cool!
Ci parli dell’equipment che hai utilizzato per le registrazioni dell’album? Da anni suono con la mia Tama Starclassic Bubinga che ha sonorità e resa fantastiche, sia in studio che sul palco. Quindi, me la sono portata in studio per registrare, con cassa singola 24” e rullante 13”. Tom 8”, 10” e 12” e floor 16” e 18”: una configurazione standard, direi. In quanto ai piatti, mi sono creato ad hoc un set di Zildjian e Sabian.
Ad esclusione della presenza fissa di Grapow, sono stati numerosi cambi di lineup dei Masterplan: pensi che ciò abbia influito sulla coesione della band? Non sono la persona più adatta a rispondere poiché sono l’ultimo ad essere entrato; tuttavia, posso dire che siamo una band unita e coesa e, da quanto so, è stato così anche nel passato. Oggi come oggi, la chimica tra di noi è grandiosa!
Nei Masterplan la figura del batterista è sempre stata un fondamento... Pensiamo a Mike Terrana, oppure a Uli Kusch, quest’ultimo co-fondatore e compositore della band: ti sei mai sentito a disagio al pensiero di aver ereditato questo ruolo? Questa è una domanda interessante... temo che la situazione sia ancora più grande di quanto io abbia mai pensato. A dirla tutta, quando sono entrato nella band ero così entusiasta all’idea di aver avuto questa grande opportunità, che non avevo pensato al fatto di ereditare lo sgabello di Kusch e Terrana e tanto meno di volermi paragonare con i due illustri batteristi. Sono entrato con l’entusiasmo di fare il meglio che potevo mettendomi al servizio della musica della band. Tra l’altro, come hai detto tu, Uli ha fondato la band insieme a Roland ed insieme hanno creato musica meravigliosa: all’inizio qualcuno ha fatto paragoni e per certi versi è pure capibile, ma io non me ne sono curato e mi sono posto come sono, con naturalezza e con la voglia di dare il meglio. Che è quel che continuo a fare.
A proposito, come sei entrato nei Masterplan? Suonavo da anni con Rick [Altzi, vocalist dei Masterplan dal 2012] negli At Vance e così, nel momento in cui i Masterplan stavano per modificare la lineup, lui ha fatto il mio nome. Ricordo che ero andato a trovarli dopo uno show e mi erano sembrati da subito dei tipi in gamba. Poco dopo mi chiesero di suonare nello show di un festival che avevano in programma e fu in qualche modo la prova del fuoco. Conoscevo il loro repertorio ma non avevo avuto l’opportunità di fare le prove con loro ed ero intimidito: ricordo però che mi avevano rassicurato dicendomi: “vedrai che andrà tutto bene...” e fortunatamente fu così.
Quali erano i tuoi batteristi di riferimento da teenager? Oddio... dovrei parlartene per ore, dunque te ne cito qualcuno. Anzitutto, Mike Portnoy: mi ha dato una grande spinta e la voglia di addentrarmi nella musica più difficile e raffinata, jazz incluso. Poi mi sono appassionato allo stile di Thomas Lang, Dennis Chambers, Simon Phillips, Steve Smith, mentre parlando di metal, Scott Travis mi ha influenzato parecchio. Ma, come dicevo, ci sono tanti altri batteristi che hanno influenzato il mio studio dietro ai tamburi. La cosa buffa è che molti mi identificano come un metallaro puro, in realtà, attorno ai 25 anni ho cominciato a suonare jazz e l’ho fatto per anni!
Ultima domanda, Kevin: a tutt’oggi, pratichi tanto con la batteria? Nei periodi-off pratico un po’ meno di un tempo, poiché mi sto dedicando parecchio a pianoforte e canto. Tuttavia, ci do dentro in vista delle prove e delle session della band.