In uscita il 29 maggio 2026, The Boys of Dungeon Lane è il nuovo album di Sir Paul McCartney: quello che racconta la storia più personale di tutte: la sua.
14 tracce nuove ritraggono McCartney in maniera sincera, vulnerabile e profondamente riflessiva, mentre scrive con rara franchezza della sua infanzia nella Liverpool del dopoguerra, della tenacia dei suoi genitori e delle prime avventure condivise con George Harrison e John Lennon, molto prima che il mondo avesse mai sentito parlare della Beatlemania. Sono stati quegli anni che gli storici continuano a studiare, quei giorni tranquilli e spensierati che, inconsapevolmente, hanno gettato le basi per una rivoluzione culturale, e McCartney li rivisita non come miti o folklore, ma come ricordi propri e intimi.
L’idea di The Boys of Dungeon Lane scatta cinque anni fa, quando Paul McCartney incontra il celebre produttore statunitense Andrew Watt per una tazza di té e quattro chiacchiere. Paul ha in mano la chitarra, ci muove le dita sopra e si imbatte in un accordo che non riesce a identificare. Spinto dalla sua innata attitudine a sperimentare, Paul cambia una nota, poi un’altra, fino a ottenere una delicata sequenza di tre note che Andrew gli suggerisce di registrare. Da
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quella session nasce As You Lie There, il brano che andrà ad aprire la tracklist dell’album.
Fra le tracce dell’album c’è Home To Us, il duetto con Ringo Starr: “L’ho pensata proprio per Ringo...” – ha detto McCartney – “Parlo delle nostre origini. Come per molte persone, è stato partire dal nulla e costruirsi da soli; ed è stata dura. Ringo era di Dingle e spesso veniva derubato mentre tornava a casa dal lavoro. Ho scritto la canzone partendo da quell’idea e l’ho inviata a Ringo. Lui me l’ha rispedita con soltanto qualche riga aggiunta al ritornello, così ho pensato che non gli fosse piaciuta e l’ho chiamato. Aveva pensato io volessi che lui cantasse giusto un paio di righe... Così abbiamo preso la mia prima strofa, la seconda di Ringo, e abbiamo cantato. Non l’avevamo mai fatto prima. Poi volevamo dei cori e allora abbiamo pensato che sarebbe stato bello avere delle voci femminili: Chrissie Hynde è stata d’accordo e Sharleen Spiteri, pure. Sono amiche. E così hanno fatto...”
Days We Left Behind è il brano scelto per anticipare l’album: essenziale e profondamente intimo, capace di catturare il nucleo emotivo del progetto. Dungeon Lane è un luogo che Paul vede ancora oggi quando torna a casa, una porta d’accesso simbolica a un mondo prima della fama: i pomeriggi trascorsi sul Mersey, il libro di birdwatching in mano, “bar pieni di fumo e chitarre economiche” e sogni non ancora vissuti. “Per me questa canzone è un ricordo profondo...” – ha raccontato McCartney – “Il titolo dell’album [The Boys of Dungeon Lane] deriva da un verso di questo brano. Ho pensato ai giorni che mi sono lasciato alle spalle e spesso mi sono chiesto se non stavo semplicemente scrivendo del passato, ma poi mi sono detto: come è possibile scrivere di qualcos’altro? Sono solo tanti ricordi di Liverpool. C’è una parte nel mezzo che parla di John [Lennon] e di Forthlin Road, la strada in cui vivevo. Dungeon Lane è lì vicino. Vivevo in un quartiere piuttosto popolare, Speke. Non avevamo quasi nulla, ma non importava perché le persone erano fantastiche e non ti accorgevi di non possedere granché...”
Nessuna pressione, nessuna scadenza da rispettare, tanto che l’album (il 18esimo) viene registrato in session diverse tra Los Angeles e il Sussex britannico, tra una tappa e l’altra del tour che ha portato McCartney in giro per il mondo per cinque anni. Ci sono gli inconfondibili groove di McCartney dentro The Boys Of Dungeon Lane, c’è il rock dei Wings, le armonie dei Beatles, il duetto con Ringo, la naturalezza delle melodie e... la sua innata musicalità.