Riflessivo, provocatorio, mansueto e brutale, Reliance si inerpica tra i sentieri più impervi del prog metal ed è il continuo alternarsi tra luce e oscurità, fragore e quiete, aggressività e delicatezza, a condurre il nuovo viaggio degli svedesi Soen.
Reliance è l’ultimo album dei Soen, settimo capitolo discografico che il quintetto svedese ha pubblicato lo scorso 16 gennaio 2026 su Silver Lining Music, anticipandolo sulla rete con il singolo Primal: “il brano nasce dal sentimento di frustrazione osservando il mondo in cui viviamo. La corruzione, la divisione e la morsa soffocante che la tecnologia esercita su tutti noi...” – ha spiegato Martin Lopez – “È un brano diretto, costruito su riff ed energia grezza, ma che tuttavia si apre lasciando spazio a un chorus che trasmette speranza. Una sorta di promemoria... la luce può ancora spezzare l’oscurità.” In estrema sintesi, Primal restituisce la fotografia a tutto campo dell’anima di questo album fatto di sontuosi tappeti melodici e riff di chitarra elettrica duri e incisivi, in perfetto equilibrio con la voce e con le pulsazioni telluriche del basso e della batteria... per meglio dire, quella di Martin Lopez, co-fondatore e deus ex-machina dei Soen.
Nato in Svezia, classe 1978, Martin
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Walter Lopez Cardozo (questo è il suo nome completo) comincia a farsi un nome con gli Amon Amarth (1997), poi balza in avanti entrando negli Opeth con cui registra sette album: da My Arms, Your Hearse (1998) a Ghost Reveries (2005). Nel 2006 lascia la prog metal band svedese, ha qualche problema di salute e, deciso a regalarsi un periodo lontano dalle scene, rientra nel suo Paese d’origine, l’Uruguay. Tornato in Svezia prende a concentrarsi sulla sua vecchia band, Filth To Infinity, fino a che una solida lineup si concretizza; a quel punto, accanto a Lopez (batteria) ci sono Steve DiGiorgio (basso) e Joel Ekelöf (voce), oltre a Kim Platzbarzdis (chitarra): i Soen sono nati. E’ il 2010.
In concomitanza con l’uscita di Reliance, i Soen hanno annunciato l’avvio del tour che li porterà a settembre anche nel nostro Paese per due date; abbiamo incontrato Martin Lopez ed abbiamo fatto la chiacchierata che segue.
2026 SOEN in Italia 04 settembre – Revislate, Novara (2Days Prog) 06 settembre – Roma, Eur Social Park
Soen 2026 – (da sx): Cody Ford (lead guitar) – Martin Lopez (drum) – Joel Ekelöf (vocal) – Lars Enok Åhlund (guitar/key) – Stefan Stenberg (bass) – www.soenmusic.com
Ciao Martin, non è la prima volta che ci incontriamo, quindi bentornato sulle pagine di Drum Club... Voi sapete che parlare con gli amici italiani mi fa sempre molto piacere, quindi un saluto a tutti!
Partiamo da Reliance cominciando dal titolo: in inglese significa fiducia, rassicurazione, ma anche dipendenza da qualcosa, quale significato i Soen gli attribuiscono? Nel nostro caso Reliance si riferisce al fatto che lavoriamo sodo di continuo, una sorta di dipendenza da ciò che amiamo fare: suonare e inseguire con passione gli obiettivi di musicisti.
A proposito di titoli, Primal (letteralmente, primordiale) è il singolo che avete scelto per presentare l’album ed è un brano, come hai detto tu allora, nato dal sentimento di frustrazione, osservando il mondo di oggi, giusto? Lo trovo un titolo molto azzeccato, visto che parla delle ingiustizie che vediamo intorno a noi, ma anche della frenesia dell’essere umano, soprattutto nei confronti della tecnologia. Forse qualcuno potrebbe leggerlo come un testo di denuncia, ma per me non si tratta di politica, piuttosto del manifesto di quel che io chiamo buon senso.
Passiamo alle tracce di Reliance, di cui tu e Joel Ekelöf siete i principali autori, corretto? Ho scritto la maggior parte della musica, poi è arrivato Joel con le sue parti vocali, quindi, siamo andati in studio per presentare il materiale alla band e ciascuno ci ha messo il proprio contributo, finalizzato alla concreta stesura dei brani.
Ritieni che la tua stretta coesione con Joel costituisca l’impriting della musica dei Soen? Assolutamente sì. Io e lui proveniamo da mondi completamente diversi, eppure siamo in ottima sintonia, anche in termini di amicizia. Abbiamo un modo diverso di sentire ed interpretare la musica e questo ci dà la possibilità di muoverci all’interno di un ampio spettro. Le nostre influenze ci consentono di riversarsi nella musica dei Soen e nei nostri stili reciproci.
Ma c’è qualcosa dei suoi gusti musicali che tu non condividi? No, il nostro pensare in modo differente riguarda l’approccio alla musica. Lui è molto concentrato su testi e melodie, mentre io su ritmi e i groove. Tutto sta nel riuscire a mettere insieme questi due elementi.
Torniamo un attimo a Primal, che inizia con un riff molto duro e una batteria altrettanto dura e tuonante, per poi lasciare spazio a una melodia che spinge, ma che comunque non rinnega la fluidità... Proprio così. E del resto la fluidità delle melodie è sempre stata parte integrante della musica dei Soen. A noi piace creare stratificazioni e lasciare quindi spazio a melodie capaci di scatenare emozioni forti in chi ci ascolta. L’obiettivo è che i nostri brani ti scatenino qualcosa dentro: che sia rabbia, tristezza, euforia... insomma, sentimenti.
Il tuo stile naviga con nonchalance tra prog rock e death metal e persino tra i sapori jazzy e latin: per i brani di Reliance hai sperimentato qualcosa di diverso? Il mio obiettivo è suonare sempre in funzione del contesto: alcuni brani dell’album mi hanno permesso di fare rullate, di divertirmi con il jazz e, come al solito, con le percussioni, visto che mi considero un batterista/percussionista, mentre altri brani hanno necessitato invece di un drumming estremamente diretto e dritto in faccia. Come ti dicevo, il mio mantra è suonare per la musica.
A proposito del tuo lato di percussionista, ti affidi spesso alla clave in 6/8, un pattern ritmico ternario, fondamentale per la musica afro-cubana: ci descrivi come sei solito eseguirlo? Suonando su ride e rullante, spesso con il doppio pedale o con la cassa che imita i beat del ride. Il latin, la musica afro ed araba, hanno un tipo di groove che mi attrae e mi contagia... Le ritmiche e gli strumenti dei vari batteristi/percussionisti che ascolto, mi affascinano enormemente e mi portano ad utilizzare spesso sul palco congas e djembe ed anche block e campanacci. Insomma, mi piace miscelare quei groove con l’hard rock dei Soen, fatto di doppia cassa e di una montagna di piatti.
In studio c’è stato un brano che ti ha fatto penare? Direi Indifferent... in cui la batteria non c’è, quindi è stato difficile non dover fare niente! [ride]
Ma Indifferent è un brano che ti piace? Moltissimo!
Attualmente suoni con una Noble & Cooley, mentre in passato usavi parecchio Premier e Tama: che cosa ricerchi in particolare in una batteria? Guarda, la versatilità è la cosa più importante per me. Il mio drumkit deve poter suonare molto heavy ed essere adatto al contempo alle atmosfere più morbide e ai ricami jazzy. Avere i tom giusti in ogni situazione per me è fondamentale.
A proposito, che genere di configurazione prediligi? Tom 13”, 12”, 13”, 16”, 18” e casse da 22”. Tutto molto tradizionale…
Nessun trigger in fase di registrazione? La musica dei Soen si basa in gran parte sul costante cambio delle dinamiche e ho bisogno di sentire il tocco umano, genuino: non mi piace il suono dei trigger, lo sento freddo e meccanico e non è la mia idea di musica.
Memorial (2023) è l’album che ha preceduto il nuovo Reliance: come la vedi in termini di differenze? Intanto credo che questo nuovo album sia migliore del precedente; migliore in termine di qualità dei brani, suono, produzione e feeling. Se vogliamo parlare di differenze, direi che Memorial è più diretto e grezzo, mentre con Reliance ci siamo divertiti con nuove sonorità, immaginando anche come avrebbero funzionato sul palco. A conti fatti, per me registrare questo album è stato davvero entusiasmante.
A questo punto, non possiamo non chiederti quali batteristi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso formativo... Sicuramente Dave Lombardo. Quando ho cominciato ad ascoltare il metal, lui è diventato subito uno dei miei preferiti, se non il preferito in assoluto. Poi Orazio “El negro” Hernandez, parlando di batteristi latin. E poi naturalmente Gene Hoglan, ma ce ne sono veramente tanti.
Torniamo un attimo a Reliance, sei soddisfatto, oppure, sei uno di quei musicisti che quando riascoltano il disco finito ci trovano qualcosa che vorrebbero cambiare? Sono uno di quei musicisti che dici tu, ma il momento di dire a me stesso che avrei potuto fare qualcosa in maniera diversa probabilmente arriverà più avanti: al momento sono completamente soddisfatto di Reliance. Ritengo che abbiamo fatto un ottimo lavoro.
Ultima domanda, Martin... In passato sei stato negli Opeth e ti sei guadagnato la solida reputazione di batterista di cui godi adesso, ma cos’è che sei libero di fare con i Soen diversamente da allora? Te lo dico subito: scrivere brani. Negli Opeth era Mikael [Akerfeldt] a farlo e il massimo contributo che potevamo dare noi della band era suonare bene. Con i Soen è tutta un’altra storia!