CHARLIE WATTS "It's Only Rock n Roll (but I Like it)"

Eugenio Palermo 01 dic 2021
Ottobre 1984. In un hotel di Amsterdam i Rolling Stones sono riuniti per discutere del futuro della band. Alle cinque del mattino Keith Richards e Mick Jagger, marci duri da un’altra serata gloriosa messa in archivio, rientrano in stanza. A Mick, ancora su di giri, viene lo schiribizzo di telefonare all’ineffabile Charlie Watts.

Inutilmente Keith prova a distoglierlo dal proposito molesto. Mick chiama nella stanza di Charlie, mezzo rincoglionito e pienamente disturbato da quella telefonata. “Ehi, dov’è il mio batterista?” Fra le sghignazzate e colpi di gomito (già abbastanza elevati quella notte) dei due satanassi, Charlie riattacca senza aver proferito una sillaba. Dopo venti minuti, si materializza alla porta della loro stanza, appena rasato e indossando un impeccabile completo Savile Row con tanto di cravatta, charmant e tutto d’un pezzo. Scansa Keith che gli apre sbalordito la porta, mette nell’obiettivo Mick, lo afferra per la collottola e, sibilandogli: “non chiamarmi mai più il tuo batterista” gli smolla una gran ghega in pieno volto. Mick frana su un vassoio d’argento di salmone affumicato per poi decollare in direzione della finestra aperta, ed è soltanto il riflesso di Richards - afferrandolo per un piede - ad evitargli di finire in uno ...
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